Il piacere femminile in Mon Nom est Clitoris

Il mio nome è clitoride è il film documentario delle giovanissime registe belghe Daphné Leblond e Lisa Billuart Monet, prodotto da IOTA, e vincitore del premio come “Miglior documentario” al Magritte Du Cinema nel 2019. Il film viene distribuito anche in Italia, uscendo on demand l’8 Marzo 2021, nella Giornata Internazionale della Donna (coincidenze? Io non credo).  

Dodici giovani tra i venti e i venticinque anni (provenienti da un background culturale, estrazione sociale e orientamento sessuale differente) vengono intervistate all’interno delle loro camere da letto, cioè dei safe space, dei luoghi sicuri, intimi e liberi, in cui è possibile chiacchierare di tutto… per esempio, di (auto)erotismo. Le intervistate raccontano il loro percorso personale alla scoperta della propria sessualità, avvenuta spesso in forma del tutto incerta e casuale.

Il mio nome è clitoride è un progetto entrato nelle scuole, dove spesso si lamenta la mancanza di un’educazione sessuale appropriata: si parla di prevenzione, di contraccezione, e di malattie sessualmente trasmissibili… ma chi parla di piacere?
Le ragazze affrontano in tono disinvolto e diretto i tabù sociali più ricorrenti, che vengono approfonditi scientificamente in “siparietti” ricchi d’humor: la masturbazione femminile, il concetto di verginità, lo squirting, l’orgasmo vaginale e clitorideo, il punto G, i porno, la dicotomia “o è santa o è puttana”, il clitoride… il clitoride o la clitoride, poco importa l’articolo determinativo, basta che sia felice (citando l’ostetrica e divulvatrice Violeta Benini).

Nonostante la sua rilevanza, ancora oggi la clitoride è un pianeta sconosciuto, così ignobile da non trovare ancora una rappresentazione sui libri di anatomia (ricolmi invece di gigantografie sul pene). Quando le registe chiedono alle ragazze di rappresentare una clitoride, loro disegnano solo la “punta dell’iceberg” (la parte esterna e visibile), e si sorprendono nello scoprire che in realtà quel “semplice” bottoncino ha la forma di una doppia Y, e può raggiungere le stesse dimensioni di un pene! Chissà perché la clitoride è stata censurata dalla società ed ignorata dalla scienza medica così a lungo… forse perché è l’unico organo adibito esclusivamente alla funzione di piacere, e quindi è del tutto inutile per la riproduzione? O forse perché ammettere che non c’è bisogno di un pene per provare piacere, metterebbe in crisi l’intero sistema fallocentrico?

Come viene fin da subito dichiarato nella frase d’apertura: “Non cercare la verità in lungo e in largo, potresti trovarla in mezzo alle tue gambe”, il film-inchiesta fa emergere il diritto all’informazione sessuale, e il desiderio di riappropriazione del proprio corpo, per imparare a stare bene da sole (e a fornire al partner una mappa personale per il piacere). Le esperienze delle intervistate si estendono inevitabilmente ad un discorso generale sulla sessualità femminile: il personale diventa dunque politico, e la clitoride diventa l’emblema di indipendenza, di lotta e rivoluzione contro la sovrastruttura religiosa e la morale ancora bigotta di una società patriarcale.

Lunga vita alla clitoride!

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